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Il
Montaggio
1.
Economia digitale
Il
video digitale ha fatto la sua comparsa (e non poteva essere diversamente)
quasi contemporaneamente al montaggio non lineare, cioè a stazioni
di montaggio audiovisivo che utilizzavano dei computer per operare la
grande maggioranza delle fasi che sono previste in post-produzione, in
cui le immagini e i suoni potevano essere scomposti, elaborati e ricomposti
con la stessa semplicità teorica che era alla base di un programma
di scrittura (word processor). Qui il montaggio digitale è
più vicino a quello tradizionale cinematografico (che è
sempre stato non lineare o discreto) che non a quello del montaggio video
analogico. Questčultimo era estremamente poco flessibile: un film poteva
essere composto per esempio delle sequenze 1, 2, 3, n; se lčautore voleva
eliminare la sequenza 3, o inserire una dissolvenza tra la 1 e la 2 era
praticamente costretto a cominciare tutto il processo da capo (dalla prima
inquadratura) oppure fare una copia delle parti che dovevano rimare invariate
e poi unirle insieme una volta che era stato effettuato il cambiamento
(nel caso dellčesempio di cui sopra, per effettuare lčeliminazione della
sequenza 3, si faceva una copia della stringa 1, 2 che poi veniva unita
a quella 4, n). Questčultima procedura aveva di solito un prezzo molto
alto da pagare in termini di qualità dellčimmagine perché
ogni copia del master che veniva fatta comportava un progressivo deterioramento
del segnale video e di quello audio.
Questi
problemi sono virtualmente eliminati dal montaggio non-lineare per due
caratteristiche intrinseche alle tecnologie digitali. Da una parte questa
forma di montaggio garantisce un accesso casuale alle sequenze; tale possibilità
implica ovviamente che si possa lavorare su qualsiasi parte del film che
si deve montare senza rispettare un ordine cronologico. In questo modo
succede spesso di poter iniziare la fase di post-produzione quando le
riprese non sono ancora terminate o quando esse sono state interrotte
per i motivi più diversi (di solito per mancanza di soldi). Dčaltra
parte le tecnologie digitali, sia audio che video, non presentano problemi
di multigenerazione, riguardanti cioè le copie che è necessario
fare del segnale originale. In fase di copia infatti tutto ciò
che la macchina dovrà fare sarà una duplicazione di determinate
sequenze di impulsi che possono essere costituiti esclusivamente da zero
e uno, il che è unčoperazione estremamente semplice se confrontata
con la copia di una complessa curva fatta di segnali elettromagnetici
che deve venire effettuata quando si fa una copia analogica.
Come
già accennato, il montaggio digitale non-lineare sta influendo
sulle produzioni cinematografiche in termini di un radicale abbassamento
di costi rispetto al tradizionale montaggio del negativo e/o del positivo
delle produzioni che utilizzano la pellicola. In questi ultimi casi oltre
al costo, di per sé ingente del lavoro sulla pellicola (varie fasi
di sviluppo e stampa del negativo), il momento del taglio vero e proprio
del negativo implicava lčutilizzo di macchine molto costose (moviola,
sala di proiezione, ecc.) che non sono certo alla portata della grande
maggioranza delle produzioni indipendenti, le quali di solito affittavano
tali apparecchiature (tecnici annessi) e altrettanto spesso consumavano
in quei luoghi oscuri i loro ultimi denari prima di avere la possibilità
reale di portare a termine la loro opera.
Per
quanto riguarda il video digitale le spese precedenti al montaggio vero
e proprio semplicemente non esistono, mentre quelle relative alla reale
post-produzione sono estremamente ridotti e sono relativi a modalità
specifiche di lavoro su hardware e software (v., infra, il capitolo dedicato
al montaggio) i cui costi stanno scendendo enormemente e sono comunque
incomparabilmente ridotti rispetto allčaffitto di uno studio per il montaggio
di un lungometraggio. Un altro aspetto della riduzione dei costi riguarda
le possibilità di elaborazione che i sistemi di editing digitali
aprono ad un costo che si avvicina allo zero. Facciamo un esempio: quando
si vuole operare una correzione dei contrasti sulla pellicola, la si deve
mandare nuovamente al laboratorio di sviluppo perché si proceda
ad una stampa ulteriore contenente la correzione voluta; se decisioni
di questo tipo vengono prese in momenti successivi, ciò significa
la produzione di altrettante stampe con un impiego di tempo e denaro corrispondente.
Tutto questo senza contare naturalmente gli errori in cui i laboratori
possono incorrere in fase di sviluppo e stampa. Montando un film in digitale
tutte le correzioni e/o elaborazioni delle immagini vengono operate dal
montatore e dal regista al computer che stanno utilizzando; con un sistema
abbastanza potente le modifiche possono essere attuate praticamente in
tempo reale, mentre il loro costo può essere, come detto, inesistente
perché non comporta lčutilizzo di materiale supplementare e lčintervento
di persone diverse da quelle che già stanno effettuando il montaggio.
Del
resto la diffusione dei sistemi digitali ha avuto dei risultati concreti
anche sulle produzioni medie e grandi che utilizzano il formato 35mm.
Oggi infatti la grande maggioranza dei film prodotti in questo modo sono
montati facendo un telecinema delle riprese (un trasferimento cioè
da pellicola a video) e digitalizzando il materiale così ottenuto
perché possa essere elaborato da un software di editing digitale.
Naturalmente per tali produzioni, che hanno spesso a disposizione i propri
tradizionali studi di montaggio, il fattore tempo ha almeno la stessa
importanza di quello economico; tuttavia lčutilizzo di questi sistemi
di montaggio non ha mancato di avere degli effetti concreti sullčelaborazione
del film come ho avuto modo di accennare brevemente riguardo al film di
Tony Scott Ż lo stesso discorso ovviamente potrebbe essere fatto per una
grande quantità di opere molto lontane dal cinema indipendente,
da Il quinto elemento di Luc Besson a Seven di David Fincher.
1.2.
Ritmo & Composizione
Come per
le fasi di cui si è parlato in precedenza, anche in questo campo
specifico lčintroduzione delle tecnologie digitali non ha solamente
comportato una netta riduzione dei costi, ma ha influenzato in maniera
ugualmente rilevante le modalità compositive dellčopera audiovisiva.
In altre parole le scelte estetiche di cui il film è il risultato
stanno attraversando mutazioni per molti versi parallele a quelle che
sono responsabili di un modo diverso di costruire lčinquadratura in
fase di ripresa. Si tratta, da molti punti, di vista di trasformazioni
necessarie, simili a quelle che sono state prodotte da altre grandi
innovazioni che la storia del cinema ha conosciuto. Si pensi soltanto
ai profondi cambiamenti che dal punto di vista del montaggio hanno seguito
lčintroduzione del sonoro o quella del colore.
I cambiamenti
che le tecnologie digitali stanno causando in rapporto alle modalità
operative dei montatori cinematografici possono essere analizzati da prospettive
molto diverse; tuttavia quelli forse più rilevanti si stanno attuando
in relazione alle diverse possibilità ritmiche e plastiche della
frase filmica e della singola inquadratura. Nella grande maggioranza dei
casi infatti parlare di montaggio digitale non-lineare non significa solo
riferirsi alla creazione di una sequenza più o meno lunga costituita
dalla connessione di riprese effettuate singolarmente attraverso la loro
congiunzione e/o lčinserimento di vari segni di interpunzione (dissolvenze,
tendine, fondu, ecc.). Almeno in linea di principio, ma sempre più
in modo estremamente concreto, quando si parla di montaggio digitale si
deve pensare anche alla possibilità di elaborare la singola inquadratura
in funzione dei parametri più diversi; le modifiche che a questo
livello si possono operare variano dalla correzione dei contrasti o dei
colori sino allčinserimento di soggetti o oggetti che non erano presenti
sulla scena al momento delle riprese e alla possibilità di comporre
lčinquadratura sovrapponendo più strati di immagini (in molti dei
software di montaggio più usati per questčultimo tipo di operazione
si utilizza la dizione inglese "multi-layering" Ż multistratificazione).
È questa una delle differenze principali rispetto alla maniera
classica di intendere il montaggio cinematografico, che necessariamente
deve lasciare il lavoro concreto riguardante le modifiche più importanti
delle singole inquadrature al laboratorio di sviluppo.
Come
si è detto molti software si montaggio hanno fra le loro opzioni
la possibilità di effettuare la stratificazione dellčimmagine;
del resto questi programmi sono in genere tutti compatibili con altri
specifici che si occupano dellčelaborazione dei cosiddetti "effetti
speciali".
Dal
punto di vista della composizione dellčinquadratura, lčintervento delle
operazioni di multi-layering può assumere dimensioni molto diverse
in relazione agli scopi che si vogliono raggiungere; dallčinserimento
di una singola figura, simile al tradizionale chroma-key, sino allčelaborazione
di complesse architetture in cui le singole inquadrature e/o sequenze
sono composte di due o più strati di immagine sovrapposti. Oltre
ad utilizzi specifici che possono essere dettati, per esempio, dalla necessità
di correggere un determinato elemento della composizione plastica, in
generale le potenzialità inscritte in queste applicazioni dei vari
software di editing si concretizzano in una nuova profondità che
lčinquadratura può assumere duplicando o amplificando quella della
scena o delle scene riprese. Chiaramente questi tipi di elaborazioni dellčimmagine
sono lontani pronipoti delle sovrapposizioni operate sin dai tempi di
Melies; vi è però una differenza importante che sembra essere
il risultato di una relazione nuova tra le immagini risultato di un modo
radicalmente diverso di intendere il montaggio. Fino a pochi anni fa la
stratificazione dellčimmagine era operata in modo che le inquadrature
componenti, i vari "strati", formassero una sola immagine; in
altre parole nella grande maggioranza dei casi questo tipo di struttura
faceva parte integrante del concetto di "montaggio invisibile",
di quella sintassi filmica cioè che non doveva essere percepita
dallo spettatore, che altrimenti avrebbe distolto la sua attenzione dalla
narrazione che doveva essere il motore unico e imperante del film. Oggi,
almeno in alcuni dei suoi utilizzi più interessanti (vedi per es.
alcune delle ultime opere di Peter Greenaway), la composizione dellčinquadratura
a strati sembra poter conservare unčautonomia specifica ad ognuna delle
immagini componenti che entrano in relazione mantenendo però la
loro singolarità.
Del
resto il montaggio allčinterno dellčinquadratura è sempre esistito,
ma era costituito dalla composizione plastica dellčimmagine, dalla distribuzione
dei volumi al suo interno; oggi siamo di fronte ad un nuovo tipo di montaggio
allčinterno dellčinquadratura che si fa, alla lettera, di immagini diverse.
Tutto questo implica chiaramente nuove modalità di lettura delle
immagini stesse, la cui decifrazione diviene più complessa ma nello
stesso tempo portatrice di possibilità non ancora esplorate.
Dal
punto di vista della ritmica il montaggio digitale non-lineare sta dando
luogo mutamenti di entità non minore.
Anni
č20: un gruppo di registi-teorici russi da inizio ad una serie di sperimentazioni
che hanno come scopo principale lčanalisi del funzionamento e delle possibilità
inscritte nella pratica del montaggio cinematografico. Gli esiti di quelle
ricerche sono ormai tanto acquisiti da sembrare in qualche modo non scindibili
dalla nozione di montaggio. Trivializzando non poco si potrebbe riassumere
alcuni di quei risultati attraverso due intuizioni che hanno avuto unčenorme
influenza sul cinema a venire: la congiunzione di due inquadrature non
risultava nella "somma" delle due ma produceva un di più
che non esisteva in nessuna delle due; la seconda intuizione, merito soprattutto
di Sergej M. Ejsenstejn, riguardava appunto il ritmo con cui si montavano
le diverse inquadrature, il quale andava ad influenzare pesantemente il
modo in cui le sequenze costruivano i propri significati. In altre parole,
la costruzione della frase filmica scopriva, attraverso quelle riflessioni,
molte e importanti somiglianze con quella della frase musicale.
Lčagilità,
e quella che abbiamo chiamato "leggerezza", delle tecnologie
digitali, sia in fase di ripresa che in fase di montaggio, aprono necessariamente
una serie di possibilità nuove anche a livello di concatenazione
delle sequenze e della loro ritmica. Questo non vuol dire semplicemente
che è più agevole realizzare un montaggio sincopato, veloce,
sul modello del videoclip musicale, come sembrano credere alcuni registi.
Il mutamento è di natura più profonda e sottile ed è
anche connesso alla possibilità di replicare durante il lavoro
di montaggio la facilità di movimento che le telecamere digitali
hanno sul set, e il ritmo di questo stesso movimento a livello di singola
inquadratura. Anche qui non si tratta semplicemente e soltanto di dimensioni
fisiche ma anche della natura stessa del supporto digitale su cui lčimmagine
viene fissata; come si è detto, lčutilizzo di un nastro digitale
invece che di pellicola significa certamente, per esempio, che è
possibile ripetere un movimento di macchina complesso tutte le volte che
lo si ritiene necessario fino a che esso non risponda alle nostre aspettative
iniziali.
2.
Montaggio digitale Vs montaggio analogico
Prendiamo
come esempio una sequenza magistrale, tratta da Festen
di T. Vinterberg: in campo lunghissimo un uomo cammina
per una strada che attraversa una campagna illuminata dal
sole. La sua figura è tanto piccola da essere appena
distinguibile. Lo squillo di un telefono e una conversazione
che inizia. Per alcuni istanti lčimmagine non muta, il campo
di ripresa rimane estremamente lungo, mentre lo squillo
e la voce che lo segue sono chiaramente in "primo piano".
Uno stacco improvviso su un piano medio ci da unčintelligenza
retrospettiva sulla voce che abbiamo appena sentito: appartiene
allčuomo che sta camminando. La scelta di Vinterberg riguardo
allčarticolazione della sequenza è in questo caso
molto precisa: il montaggio del suono (e il suo mixaggio)
anticipa quello dellčimmagine, o meglio copre la distanza
tra il punto di ripresa e il personaggio prima che lo faccia
il montaggio visivo; il montaggio del suono in altre parole
agisce amplificando quella stessa distanza che verrà
drasticamente annullata dal montaggio delle inquadrature.
Si
è detto in apertura che con lčintroduzione delle tecnologie digitali
la fase di post-produzione ha subito mutazioni tanto radicali quanto,
e forse di più, di quella relativa alla produzione di unčopera
audiovisiva. Per fase di post-produzione intendiamo ovviamente soprattutto
il montaggio della colonna video e di quelle audio. Tali cambiamenti hanno
avuto luogo ad un livello generale di concezione del montaggio e ad un
livello particolare di potenzialità che lo stesso montaggio ha
su un piano pratico. Andiamo con ordine. Con il video analogico il montaggio
era effettuato in maniera lineare, cioè strettamente sequenziale:
allčinquadratura 1 doveva seguire la 2 a cui doveva seguire la 3 e così
via fino ad avere lčopera compiuta, il final cut. Se alla fine del processo
si desiderava cambiare la sequenza togliendo un determinato elemento o
inserendo per esempio unčinquadratura che in un primo tempo era stata
scartata (stesso discorso riguardo lčinserimento di un elemento di punteggiatura:
dissolvenza incrociata, fondu, ecc.) lo si poteva fare solo a patto di
iniziare nuovamente lčintero processo. Lčalternativa a rifare tutto daccapo
era quella di fare una copia del prodotto fino al punto che si voleva
cambiare, inserire lčelemento estraneo alla prima edizione per poi congiungere
il resto del materiale precedente montato. Questčultima modalità
operativa comportava un guadagno sul tempo di realizzazione a scapito
però della qualità del master (cioè il nastro contenente
il final cut, da cui si fanno le copie per unčeventuale distribuzione)
che subiva un deterioramento dovuto al fatto che essa richiedeva di fare
una prima copia del materiale originale; ed ogni copia, lo abbiamo già
visto, comportava un abbassamento della qualità. Il problema della
perdita di qualità delle copie digitali, anche di questo si è
già parlato, è virtualmente eliminato; una copia digitale
è praticamente identica allčoriginale tanto che essa viene spesso
chiamata clone.
Lčintroduzione
delle tecnologie digitali ha significato il passaggio dal montaggio lineare
a quello non-lineare. Il montaggio non-lineare permette di fare
qualunque tipo di cambiamento nellčordine delle sequenze senza che questo
influisca sul resto del materiale perché garantisce un accesso
casuale a questčultimo. Il principio con cui i software di montaggio audiovisivo
sono progettati è molto simile a quello dei programmi di scrittura:
si può intervenire in ogni punto del testo effettuando operazioni
diverse (sono i comandi tradizionali di un word processor: taglia, copia,
incolla) che modificano solo quella determinata sequenza. In questo modo
tra lčaltro è possibile lavorare su singole parti del film senza
tenere in considerazione la progressione cronologica di esse; questo permette
di lavorare al montaggio anche quando la fase di produzione è ancora
in corso o viene interrotta per le più diverse ragioni. In questo
il montaggio digitale si avvicina a quello che è sempre stato il
montaggio cinematografico vero e proprio, il quale è sempre stato
non-lineare: i pezzi di pellicola corrispondenti alle inquadrature venivano
selezionati in modo indipendente da tutto il resto del materiale girato.
Oggi anche le produzioni girate in pellicola vengono montate con sistemi
digitali: del materiale girato si fa una copia video attraverso il telecinema;
in seguito questa copia viene acquisita da una stazione di montaggio digitale
dove si effettua la post-produzione vera e propria. Quando questčultima
è terminata si effettua il taglio del negativo in base al lavoro
svolto digitalmente. Qui iniziano le analogie tra montaggio della pellicola
e quello del video digitale e qui finiscono. Il montaggio video digitale
consente infatti una flessibilità impossibile da raggiungere con
la pellicola. Ad un livello particolare di singole sequenze quasi tutte
le operazioni che sono possibili in fase di post-produzione sono effettuabili
in tempo reale. Se ad esempio si rende necessario un ritocco cromatico
non si deve aspettare una nuova stampa della sequenza per visionarne i
risultati, ma si può operarlo nel momento stesso in cui nasce questa
esigenza con un guadagno enorme non solo in termini di tempo; in questo
modo infatti si aprono una serie di possibilità assolutamente inedite
per il regista ed il montatore tradizionali: lčintero materiale di ripresa
è in qualche modo di fronte ad essi ed è combinabile nei
modi più diversi. Tutto ciò naturalmente vale anche per
lčaudio che una volta digitalizzato può essere sottoposto ad un
processo di mixaggio in stretta relazione con il montaggio video. La registrazione
audio infatti non è mai completamente buona o cattiva a priori,
ma sempre in relazione allčimmagine di cui essa deve fare parte integrante.
Può succedere effettivamente che volendo registrare un segnale
sonoro quanto più pulito possibile in fase di ripresa non si possa
fare attenzione alla prospettiva sonora della scena e si debba ricorrere
ad una registrazione in qualche modo piatta.
Il
montaggio digitale si effettua immagazzinando il girato in una memoria
di computer; questa fase del processo viene definita cattura o acquisizione
se si tratta del trasferimento di un segnale, video o audio, esso stesso
digitale e di digitalizzazione se si tratta di un segnale analogico. In
questo modo le sequenze video ed audio diventano dei normali files, documenti
che possono essere gestiti dai diversi programmi di montaggio. Tale memorizzazione
gioca un ruolo importante sullčintero processo per diversi motivi. Infatti
se da una parte è proprio in virtù di essa che possiamo
ottenere quellčaccesso casuale alle immagini di cui si è appena
parlato, dallčaltra la quantità di memoria disponibile è
spesso uno dei problemi maggiori che i filmakers indipendenti si trovano
a dover affrontare. Per essere trasferita nellčhard disk di un computer
una sequenza video richiede infatti una quantità notevole di memoria
tanto che nella grande maggioranza dei casi, le piccole produzioni che
devono lavorare ad un lungometraggio si trovano nella necessità
di montare il loro film un pezzo alla volta perché la memoria del
sistema può essere di gran lunga insufficiente a contenere lčintero
girato. Una soluzione parziale al problema delle enormi esigenze di spazio
che i file video richiedono è costituito dai diversi metodi di
compressione che praticamente tutti i sistemi di montaggio utilizzano
per acquisire il materiale girato. Tali metodi di compressione variano
in relazione alla risoluzione che si vuole ottenere: più la compressione
sarà elevata tanto più materiale potrà essere acquisito
dal sistema ma tanto minore sarà la risoluzione.
3.
Strategie
Le
strategie per gestire i problemi di memoria possono variare in relazione
al tipo di progetto a cui si sta lavorando ma anche al tipo di esperienza
o abitudine che il montatore si trova a possedere:
- Alcuni
montatori analizzano attentamente il materiale girato con un videoregistratore
e su uno schermo quanto più grande possibile; da questo lavoro
risulta una selezione del materiale da acquisire alla più alta
risoluzione possibile. Anche in questo modo la memoria del computer
può non essere sufficiente allčacquisizione completa delle sequenze
selezionate (in specie se si sta montando un lungometraggio); si dovrà
quindi lavorare su macro-sequenze che, una volta completate, saranno
registrate su nastro per liberare lčhard disk e lavorare al montaggio
di unčaltra macro-sequenza. Questa operazione è simile a quella
che si fa nel cinema tradizionale per evitare la stampa di tutto la
pellicola utilizzata sul set facendo riferimento alle annotazioni della
segretaria di edizione relative ai takes definiti buoni dal regista.
- Un altro
metodo utilizzato di frequente (e praticamente simmetrico al primo)
consiste nellčacquisire tutto il materiale girato con il più
drastico metodo di compressione, ottenendo quindi la peggiore risoluzione
possibile. In questo modo si possono provare tutte le soluzioni di montaggio
che il materiale a nostra disposizione consente fino ad ottenere la
versione più soddisfacente. A questo punto è possibile
registrare la lista delle inquadrature selezionate per il final cut;
quasi tutti i programmi di montaggio prevedono infatti la possibilità
di compilare una EDL (si usa la dizione inglese: Editing Decision List)
che utilizza il timecode di ogni inquadratura. In questo modo è
possibile ripulire lčhard disk cancellando tutto il materiale e mantenendo
solo lčEDL. A questo punto si può effettuare solo lčacquisizione
delle inquadrature contenute nella EDL;
- Acquisire
tutto il materiale che lčhard disk può contenere ad un livello
di compressione che consenta una risoluzione accettabile, per poi lavorare
su sequenze quanto più ampie possibili.
Scegliere
un metodo di compressione equivale quindi a scegliere un livello di risoluzione.
Alcuni sistemi permettono di scegliere un unico metodo di compressione
per lčintero progetto; altri danno la possibilità di scegliere
un tasso di compressione variabile, che quindi viene deciso scena per
scena. Questi ultimi sistemi sono sicuramente preferibili perché
permettono di trattare solo le scene più problematiche dal punto
di vista della risoluzione ad un tasso di compressione più basso
ed in questo consentono unčeconomia efficiente dello spazio in memoria.
Questo
piccolo elenco non esaurisce il numero delle strategie utilizzabili in
questa fase della lavorazione ma rende conto esclusivamente di quelle
più usate. Utilizzare uno o lčaltro di questi "metodi"
può naturalmente avere degli effetti sulla resa finale dellčopera.
Per esempio, per adottare la prima modalità operativa è
necessario avere unčidea estremamente precisa del montaggio che si effettuerà,
e dei risultati che con esso si vogliono raggiungere. Anche così
il pericolo è quello di negarsi quelle "scoperte" di
montaggio che hanno fatto di questa fase della lavorazione di un film
unčarte quasi a se stante; lasciare fuori dal sistema una quantità
rilevante del materiale significa non poter vedere come le sequenze scartate
"reagiscono" se montate con altre sequenze (in senso stretto
questo giudizio non può essere dato semplicemente visionando le
inquadrature prese singolarmente). In altre parole può succedere
che per giudicare la qualità di una ripresa sia necessario vederla
insieme a quella ad essa immediatamente precedente e/o a quella immediatamente
seguente per poi accorgersi che quelli che in prima istanza si erano considerati
errori sono in realtà delle splendide casualità!
In
realtà indipendentemente dai racconti più o meno mitologici
dei montatori di Rossellini o Renoir che di queste "scoperte casuali"
hanno fatto uno degli elementi caratteristici della loro poetica (effettivamente
si trattava sempre di un caso molto ben organizzato), la tecnologia digitale
ha aperto e sta aprendo un nuovo modo di concepire il montaggio e le sue
potenzialità ed è anche per questo che stazioni di lavoro
simili o analoghe a quelle che si utilizzano per la post-produzione del
video digitale sono oggi utilizzate anche per montare opere i cui prodotti
iniziali e finali sono concepiti in pellicola. La velocità con
cui si possono portare a termine le operazioni di editing è un
elemento fondamentale in questa mutazione, essa tuttavia non ha effetti
esclusivamente sulla rapidità di esecuzione di alcune operazioni:
oggi i registi e i montatori possono visionare le alternative di montaggio
che hanno a disposizione a brevissima distanza temporale lčuna dallčaltra,
il che implica un modo non solo meramente più rapido per completare
la lavorazione, ma anche la possibilità di riservare le proprie
energie intellettuali per problemi più importanti che hanno a che
fare con lčimpianto generale dellčopera. Facciamo un esempio, il più
banale possibile: può succedere specialmente a chi è nuovo
del "mestiere" di trovarsi di fronte allčimpossibilità
di raccordare due inquadrature per problemi di continuità tra di
esse. In questi casi si è soliti utilizzare delle inquadrature
di riserva (o di sicurezza), per esempio dei primi piani, che gli operatori
hanno girato sul set proprio per ovviare a problemi di questo tipo. Lavorando
con una moviola tradizionale si raggruppano tutte le inquadrature di sicurezza
che poi vengono di volta in volta montate manualmente insieme alle inquadrature
da raccordare; questa operazione richiede il tempo necessario per tagliare
ed incollare la pellicola; ovviamente queste operazioni vanno ripetute
per tutte le inquadrature di sicurezza che si ha a disposizione, fino
a quando non si trovi la soluzione meno isoddisfacente. Con il montaggio
digitale non lineare si possono sì raggruppare le riprese di sicurezza,
ma queste possono essere introdotte nella concatenazione con un semplice
comando per poi venire in seguito tagliate o allungate quando sono già
state inserite nella sequenza che presenta problemi di raccordo, permettendo
quindi di vedere immediatamente la loro resa in una finestra di anteprima
e di comparare a breve distanza di tempo tutte le soluzioni possibile.
Come detto questo è solo un esempio banale che però rende
conto almeno ad un primo livello di quel cambiamento di approccio al montaggio
che oggi si sta verificando.
In
senso lato il montaggio digitale comprende anche operazioni molto più
sofisticate che possono andare dal tradizionale chroma key allčinserimento
di soggetti non presenti sulla scena in fase di ripresa. Anche il grado
di questi interventi può variare molto: James Cameron ha utilizzato
masse di "comparse digitali" per realizzare Titanic,
mentre Stanley Kubrick ha inserito figure singole per "coprire"
gli amplessi ripresi nella scena dellčorgia di Eyes Wide Shut (per
evitare problemi di censura nella versione distribuita negli USA). In
entrambi i casi questi interventi sono lontani dallčessere gratuiti ed
hanno permesso di realizzare sequenze che solo pochi anni fa sarebbero
costate un enormità in termini di tempo e denaro o, è il
caso di Kubrick, avrebbero dovuto essere tagliate.
4. Hardware
Lčhardware
di un sistema di montaggio non differisce molto da quello di un normale
computer se non per tre elementi estremamente importanti: la quantità
di memoria del disco rigido del computer, la velocità di elaborazione
delle informazioni e la scheda di acquisizione video. Tutti questi elementi
possono variare molto per grado di sofisticazione.
Le
schede di acquisizione differiscono per i livelli di compressione di cui
sono dotate. Ci sono infatti schede che oltre ad operare con vari metodi
di compressione possono acquisire le immagini così come sono state
registrate dalla telecamera; si parla spesso in questi casi di acquisizione
"nativa". Lčediting nativo richiede tuttavia anche unčinterfaccia
adatta che possa convenientemente collegare lčuscita (output) video/audio
della telecamera con lčingresso (input) della scheda di acquisizione.
Molte telecamere DV ed alcuni computer sono oggi dotati della connessione
IEEE 1394 (altrimenti indicata con la sigla iLINK per le telecamere e
i sistemi Sony o FireWire per i sistemi Apple) che permette una trasmissione
dei dati ad una velocità elevatissima e senza nessuna compressione
o conversione dei segnali (è per queste garanzie di elevata qualità
che questa connessione sta ormai diventando uno standard). Di solito si
arriva a una velocità di trasferimento che è del tempo
di riproduzione e con una perdita di qualità nel trasferimento
stesso che è a questo punto inesistente. Un leggero decadimento
può occorrere solo in seguito, nel momento in cui si proceda allčelaborazione
delle immagini inserendo dissolvenze, filtri o effetti digitali. In questi
casi infatti il computer dovrà tradurre i segnali dal sistema componente
Yuv, utilizzato dal formato DV, a quello RGB, utilizzato dalla maggioranza
dei software di montaggio (naturalmente si dovrà procedere ad una
doppia conversione da Yuv a RGB in fase di cattura e viceversa, a montaggio
ultimato, quando si esporta il materiale su nastro). In via di principio
si tratta semplicemente di una conversione delle unità di misura
che quindi non dovrebbe comportare un effettivo degrado del segnale; tuttavia
questčoperazione è sempre effettuata attraverso "arrotondamenti"
delle misurazioni che possono comportare delle differenze tra il segnale
originale e quello catturato dal computer proprio in corrispondenza delle
dissolvenze o degli effetti inseriti in fase di montaggio di cui si parlava
in precedenza.
Alcune
schede di cattura permettono solo lčacquisizione del segnale video; in
questi casi il materiale audio delle riprese verrà immagazinato
in files separati. Lavorare su files audio separati può facilitare
il loro utilizzo quando si voglia usare una registrazione corrispondente
ad una ripresa video che è stata scartata. Quando si acquisisce
il segnale audio si ha la possibilità di scegliere tra varie frequenze
di campionamento e se utilizzare una o più tracce per ogni sequenza
video; di solito i montatori ed i tecnici del suono scelgono per lčacquisizione
un campionamento uguale in frequenza a quello con cui il segnale è
stato registrato: se quindi in fase di ripresa è stato utilizzato
un registratore DAT che ha una frequenza di campionamento di 48kHz si
opterà per una frequenza analoga in fase di acquisizione. Ovviamente
più la frequenza è alta tanto più spazio andrà
ad essere occupato nella memoria del computer. Tuttavia i problemi di
memoria che può dare lčaudio sono veramente trascurabili se confrontati
con quelli relativi ai files video che "pesano" molto di più.
Scegliere di acquisire il segnale audio su più di una traccia ha
un influenza più rilevante sulla memoria occupata della scelta
relativa alla frequenza di campionamento.
Molte
delle elaborazioni che possono venire effettuate sullčimmagine si chiamano,
in gergo informatico, rendering. La velocità di elaborazione entra
in gioco in modo rilevante proprio a questo punto. Eliminare le informazioni
sul colore per ottenere unčimmagine in bianco e nero è una tipica
operazione di rendering; tuttavia per convertire pochi minuti di una sequenza
a colori in una in bianco e nero può essere necessario un tempo
di elaborazione calcolabile in termini di ore. Avere un computer che permette
una elevata rapidità di elaborazione può contribuire a risolvere
almeno parzialmente questo problema.
La
memoria del computer è il "luogo" dove sono conservati
i filmati per la successiva elaborazione; fino a pochi anni fa essa si
calcolava di solito in megabytes (MB); nel caso di file video tuttavia
si parla di gigabytes (GB; 1GB = 1000 MB). Circa cinque minuti di un file
video DV occupano in memoria uno spazio equivalente a 2GB. Data la grande
quantità di memoria che i file video utilizzano spesso si combinano
più hard disk simultaneamente; il costo di questi ultimi è
oggi molto più abbordabile di quello che era solo pochi anni fa,
mentre la loro capacità sta aumentando in maniera esponenziale
(fino ad oggi i normali PC domestici erano dotati di dischi rigidi della
capacità di 4 o 6 GB, mentre si arrivava a 36 GB per quelli professionali;
alcune aziende hanno comunicato che nellčestate 2000 verranno commercializzati
nel mercato statunitense hard disk con una capacità di 75 GB).
5. Software
I
programmi di montaggio digitale possono essere molto diversi nei particolari
che offrono infatti tra quelli utilizzati a livello professionale, per
es. quelli prodotti da Avid, e quelli semi-professionali, per es. quelli
prodotti da Adobe, vi è una profonda differenza di costi; tuttavia
la concezione generale con cui essi sono progettati è abbastanza
simile, e dallčuno allčaltro di questi modelli si possono ritrovare gli
stessi elementi portanti. Esaminiamone le parti nodali nella progressione
di utilizzo durante il montaggio di quello che sarà presumibilmente
il final cut:
- Monitor
per il playback: è una finestra in cui si visionano le sequenze
quando la telecamera o il videoregistratore connessi al computer sono
in posizione di riproduzione (playback);
- Monitor
di acquisizione: finestra in cui si controllano in tempo reale le sequenze
che si stanno acquisendo; questa finestra è essenziale qualora
non si voglia immagazzinare nellčhard disk tutto il materiale ripreso,
ma solo le sequenze considerate utili ai fini del montaggio finale;
- Una o
più finestre-elenco: sono dei "raccoglitori" che in
alcuni sistemi di montaggio mostrano una lista delle sequenze immagazzinate
e/o di quelle utilizzate, indipendentemente da quelle inserite in memoria
(nel gergo utilizzato da questi programmi le sequenze inserite si chiamano
clip), ed immesse nella timeline attraverso il primo fotogramma
delle sequenze stesse e la loro durata in termini di timecode; volendo
ad ognuna delle sequenze può essere dato un nome per facilitarne
il riconoscimento;
- Timeline:
è una finestra che di solito mostra graficamente due o più
tracce video, una traccia per gli effetti di transizione (di solito
denominata fx) tra una sequenza ed unčaltra (dissolvenze, fondù,
ecc.), e due o più tracce audio (fig. 1). Essa è marcata
da una numerazione progressiva che mostra lčevoluzione cronologica delle
sequenze montate;
- Finestre
degli strumenti: analoghe a quelle che si trovano in ormai tutti i software;
- Monitor
di anteprima: è una finestra di solito associata alla timeline
che è indispensabile per visionare le sequenze montate nella
loro progressione cronologica, per fare eventuali tagli e controllare
la resa degli effetti e delle transizioni aggiunte in seguito allčacquisizione
del materiale ripreso.
Come
già detto, una modalità operativa di solito molto utilizzata
consiste nel non immagazzinare tutte tutto il materiale girato, per non
intasare la memoria del computer ed anche per velocizzare il lavoro di
post-produzione facendo una preselezione delle riprese prima della fase
vera e propria di montaggio. I programmi di editing rendono possibile
tale preselezione attraverso i monitor di controllo, il primo dei quali
è direttamente connesso con la sorgente video (lettore o telecamera
in posizione di riproduzione) da cui si acquisisce il girato. Con il secondo
monitor si controlla lčinserimento delle sequenze in memoria; ad esso
sono di solito associati i comandi che si trovano in un videoregistratore
tradizionale e quindi anche il pulsante "record" con cui si
immettono le riprese nella lista delle clip memorizzate.
6. Timeline
È
nella timeline che avviene "fisicamente" il montaggio.
Molti
software permettono il trascinamento delle clip dalla lista delle sequenze
alla timeline per mezzo del mouse. È importante tenere a mente
che le sequenze presenti nella timeline sono dei semplici "indicatori"
delle riprese che sono state memorizzate; questo vuol dire che eliminare
un determinato frammento dalla timeline non significa eliminarlo dalla
memoria. Una volta inserite nella timeline le sequenze possono essere
viste in vari modi Ż si può deciderle di "ingrandirle",
cioè di visualizzarle fotogramma per fotogramma o di "ridurle"
così da vedere lčintero montaggio in un colpo dčocchio per avere
una visione del ritmo generale delle parti montate.
In
quasi tutti questi programmi le sequenze inserite nella timeline creano
una lista a se stante; la presenza di tale lista di sequenze associata
alla timeline serve proprio ad evitare che si cancellino per errore quelle
che si vogliono utilizzare nel montaggio. Infatti si può presentare
lčesigenza di disfarsi delle sequenze relative ad una determinata parte
del film quando non siano state utilizzate e quando di quella stessa parte
si sia deciso il montaggio definitivo. In ogni caso questa operazione
è quasi sempre necessaria quando il taglio è ultimato e
si sia scelto di inserire effetti o transizioni che andranno ad appesantire
in termini di memoria il sistema.
Tutte
le tracce (video, audio e quella dedicata alle transizioni) sono attraversate
verticalmente da una barra. Nel momento in cui si deve operare un taglio
o sincronizzare un suono essa è estremamente utile per individuare
il punto esatto dove quella determinata azione deve essere compiuta. Quando
si vuole visionare una parte del lavoro di montaggio la barra verticale
si muove da sinistra a destra dando quindi una resa grafica di quello
che viene mostrato dal monitor di anteprima. Molti di tali monitor hanno
la possibilità di mostrare una determinata clip a velocità
normale (25 fps) oppure fotogramma per fotogramma e quindi di marcare
con la massima precisione possibile il punto in cui si vuole effettuare
un taglio allčinizio e alla fine della clip stessa. In fase di cattura
infatti si sceglie sempre un margine di sicurezza sia anteriore che posteriore
rispetto al frammento di sequenza che realmente interessa, sia perché
il comando "record" del monitor di acquisizione il più
delle volte non è estremamente affidabile in quanto a precisione
ed anche per avere materiale sufficiente per operare eventuali transizioni
diverse dal normale raccordo tra una sequenza e lčaltra.
6.1.
Audio
Nella
maggioranza dei programmi di montaggio la timeline è
costituita di due tracce video, tra le quali è graficamente
interposta una traccia dedicata agli effetti, e due o più
tracce audio. Le sequenze video che possiedono una o più
colonne sonore in sincrono sono mostrate con il relativo
audio al momento del trascinamento; molti operatori professionisti
optano tuttavia per una digitalizzazione separata delle
tracce audio e di quelle video, che è ovviamente
inevitabile qualora la registrazione audio non sia stata
fatta in camera al momento della ripresa. Con i sistemi
non lineari infatti la sincronizzazione è singolarmente
semplice; in alcuni di essi le tracce audio della timeline
permettono la visualizzazione delle onde sonore così
da poter facilmente individuare dove un determinato suono
ha inizio e sincronizzarlo con la relativa immagine. Non
si deve trascurare tuttavia lčopzione che i tecnici del
suono hanno (e che molti scelgono di utilizzare) di elaborare
le colonne sonore con un software separato di editing sonoro.
Una volta che lčaudio sia stato inserito in memoria, in
uno qualsiasi dei modi di cui si è parlato, molti
sistemi di montaggio danno la possibilità di legarlo
alla sequenza video ad esso corrispondente (attraverso un
comando di lock) o di tenerlo da essa separato; nel
primo caso operare un taglio alla colonna visiva significherà
effettuare un taglio corrispondente in quella sonora; questo
naturalmente evita qualsiasi problema di sincronizzazione.
La possibilità di utilizzare più tracce audio
permette tra le altre cose un "trucco" che molti
tecnici del suono alle prime armi dovrebbero sempre utilizzare:
se si sta registrando con un registratore audio esterno
(per es. un DAT), si può comunque ottenere da quello
della telecamera una traccia supplementare che faccia da
guida per la sincronizzazione. In questi casi allčinizio
di ogni ripresa si dovrebbe operare con un ciak simile a
quello che si utilizza per le produzioni in pellicola; il
rumore netto da esso prodotto risulterà in unčonda
sonora dal disegno facilmente identificabile sia nella traccia
prodotta dalla registrazione DAT sia in quella prodotta
dal registratore audio della telecamera. Nel momento in
cui sarà necessario sincronizzare lčaudio, la traccia
di riserva sarà un punto di riferimento affidabile
per quella DAT. A sincronizzazione effettuata ovviamente
la traccia di minor qualità verrà cancellata.
6.2.
Transizioni
Quando
si crea una transizione tra due sequenze, essa verrà visualizzata
nella seconda traccia della timeline. Se per esempio si vuole operare
una dissolvenza incrociata sarà di cruciale importanza stabilire
quanto essa dovrà durare, in che punto della prima sequenza dovrà
iniziare e in quale punto esatto della seconda dovrà terminare;
una volta creata la dissolvenza la sua durata può essere facilmente
controllata allungando o accorciando per mezzo del mouse il rettangolo
ad essa connessa nella timeline. Unčoperazione analoga può essere
effettuata relativamente alle clip video; naturalmente per estendere o
ridurre queste ultime è necessario che esse facciano riferimento
nella lista delle sequenze a delle clip che hanno una durata maggiore
di quella utilizzata nella timeline. In sostanza per ottenere una dissolvenza
incrociata è necessario avere delle sotto-sequenze di una sequenza
master più estesa che è stata digitalizzata al momento del
trasferimento del materiale dal nastro al computer. Se ad esempio la clip
X dura due minuti e nella timeline abbiamo utilizzato di essa solo un
minuto avremo un margine più che sufficiente per operare una dissolvenza
incrociata allungando di quanto è necessario la clip stessa. Uguale
discorso ovviamente vale per la clip Y che deve subentrare a quella X
alla durante la dissolvenza.
I
programmi di editing hanno di solito diversi tipi di transizione oltre
alla tradizionale dissolvenza incrociata e a quella in/dal nero; sono
in sostanza vari tipi di tendine che operano il passaggio da una sequenza
allčaltra nei modi più diversi, dai più semplici in cui
unčimmagine "spinge" unčaltra fuoricampo ai più complicati
in cui una sequenza si disegna in unčaltra.
Naturalmente
avere a disposizione più di una traccia video non è utile
solo per le dissolvenze (in alcuni sistemi di montaggio infatti questo
tipo di transizione tra due sequenze può essere operata su unčunica
traccia video); quando si voglia effettuare una sovraimposizione di una
sequenza con unčaltra sequenza, esse saranno poste su due tracce video
differenti: il risultato di questa operazione sarà unčunica sequenza
costituita da più strati. Un comando apposito permette poi di controllare
i livelli di sovraimposizione, quanto cioè ciascuno degli strati
debba essere visibile rispetto agli altri. Alcuni esempi molto belli di
composizioni di questo tipo si possono trovare in alcuni degli ultimi
lavori di Peter Greenaway, per es. The Pillow Book o Dantečs
Inferno, lčopera sulla Comedia prodotta dalla rete televisiva
inglese Channel 4.
6.3.
Effetti
Tutti
i software di montaggio hanno vari set di effetti digitali per lčelaborazione
delle immagine (in alcuni di questi programmi gli effetti vengono chiamati
filtri). La loro applicazione è spesso mostrata sulla timeline
attraverso una colorazione differente dei rettangoli corrispondenti alle
sequenze.
7. Il
lavoro del montatore
Quello
del montatore cinematografico è stato fino a qualche anno fa un
lavoro estremamente artigianale (nel senso più nobile della parola);
egli aveva fisicamente a che fare con pezzi di celluloide che venivano
tagliati (forbici) e attaccati insieme (colla, nastro adesivo). Artigiano
creatore, chi effettuava il lavoro di montaggio aveva una responsabilità
enorme in relazione al film che veniva distribuito nelle sale anche perché
poteva spesso costituire un controcanto rispetto al regista. Una regola
estremamente rispettata nelle scuole tradizionali di cinema e nei grandi
studi di produzione vuole il montatore escluso dalle proiezioni dei quotidiani
e più in generale da tutti i luoghi di ripresa, perché egli
possa arrivare alla fase di post-produzione in qualche modo "vergine"
rispetto al film che doveva montare; egli, in altre parole, deve apportare
uno sguardo nuovo rispetto alle riprese che il regista non può
valutare nella maniera più obbiettiva per i troppi fattori che
in esse intervengono (rapporti con gli attori, con la troupe, ecc.). Tale
regola ha delle ragioni solide, buone e meno buone (non ultima il maggiore
controllo che in questo modo i produttori possono avere sulla pellicola),
in special modo ai due estremi produttivi: le mega-produzioni hollywoodiane
e quelle dove il regista è alle sue prime esperienze. Naturalmente
ci sono delle grandi eccezioni ad una modalità operativa di questo
tipo: registi come Hitchcock e Kubrick hanno sempre montato da soli i
loro film.
Con
lčintroduzione e diffusione delle tecnologie digitali la figura del montatore
mantiene le sue grandi responsabilità ma il suo lavoro è
cambiato radicalmente a tutti i livelli (pratico, estetico, economico).
Innanzitutto
i costi relativamente ridotti di una stazione di montaggio digitale permettono
in linea di principio al regista di essere praticamente autore del film
in tutte (o quasi) le fasi della sua lavorazione: dal momento che per
montare un film non è più necessario affittare costosissime
sale di montaggio con relativi tecnici, la tentazione di far tutto da
soli al proprio computer e nella propria cucina si fa troppo viva. Da
questo punto di vista le tecnologie digitali possono essere liberatorie
ma anche isolanti. Proprio relativamente al montaggio quindi si fa più
evidente un primo cambiamento radicale, almeno a livello di cinematografia
indipendente, introdotto dalle tecnologie digitali: almeno in teoria,
ma sempre più anche nella prassi, il cinema può diventare,
da forma dčarte collettiva per eccellenza che era, una pratica individuale.
È
possibile poi rilevare mutazioni più intrinseche
a livello operativo. Si è parlato della rapidità
delle elaborazioni permesse da un sistema di montaggio digitale,
e si è almeno accennato al fatto che tale rapidità
non era un fattore da considerare a se stante ma era fecondo
di implicazioni importanti. Essendosi tale velocità
moltiplicata si è proporzionalmente ridotto il tempo
che regista e montatore avevano per riflettere sul loro
lavoro e sulla risoluzione dei problemi che ad esso si presentava.
Non è un cambiamento banale come potrebbe apparire
in un primo momento. In realtà avendo una larga scelta
di strade diverse a disposizione in modo abbastanza rapido
il rischio e che non si comprendano a fondo le implicazioni
che ognuna di esse porta con se. Problema, questo, connesso
alla tentazione di finire con lo scegliere la strada più
facile. Facciamo un esempio: una regola molto seguita dai
montatori tradizionali affermava che una delle possibilità
per risolvere un problema di raccordo consisteva nellčinserire
tra le due sequenze da montare insieme un cambiamento radicale
di campo. Se si aveva difficoltà a congiungere due
campi lunghi per problemi di continuità, si poteva
inserire fra di essi un primo piano di un elemento presente
sulla scena; trovandosi di fronte ad una costruzione di
questo tipo lo sguardo dello spettatore sarà così
sorpreso dal cambiamento estremamente drastico del campo
da concentrare su di esso la sua attenzione e non notare
quindi il problema di raccordo. Con i sistemi di montaggio
digitali una tale soluzione è in via di principio
sempre possibile in modo veloce ed economico; anche quando
non si abbiano a disposizione inquadrature di sicurezza
in cui un primo piano possa servire allo scopo, tali software
permettono infatti lčingrandimento (o zoom) di un soggetto
in piano lungo il cui risultato sarà unčinquadratura
in piano stretto. Naturalmente una scelta di questo tipo
sarà pagata in termini di qualità dellčimmagine,
ma sarà un prezzo che inevitabilmente molti saranno
disposti a pagare per velocizzare la risoluzione del problema.
(Liberamente
tratto da Girare in digitale di Marco Dinoi, Dino
Audino Editore, Roma 2000)

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